Nel 1980 lo Stato acquistò l’edificio dell’ex Convitto Nazionale Canopoleno, abbandonato all’incuria, trasformandolo, dopo vari restauri e un allestimento museale, nell’attuale Pinacoteca Nazionale di Sassari. Lo Stato poté finalmente mostrare a tutti il ricco patrimonio di opere d’arte pervenute in seguito a lasciti e donazioni private. Tra queste quella del 1875 da Giovanni Antonio Sanna comprendente quadri del XVII-XVIII e reperti archeologici prima posizionati nel Palazzo Ducale della città. La Pinacoteca presenta oltre quattrocento opere risalenti al XIII-XXI, prevalentemente pittoriche, che documentano la produzione di diverse scuole ed artisti dal medioevo ai giorni nostri. Tra queste: il crocifisso ligneo policromo del ‘200, il Trittico dei Libri del ‘300, il Santo Diacono del Maestro di Castelsardo, la Madonna col Bambino di Vivarini. Il terzo piano accoglie le opere dei maggiori artisti sardi del XIX-XX secolo: A. Ballero, F. Figari, C. Floris, P. A. Manca, E. Tavolara e C. Battaglia, S. Dessy.
L’edificio su cui sorge la Pinacoteca ha una lunga storia alle sue spalle iniziata nel 1611 quando l’arcivescovo Antonio Canopolo ne ordinò la sua primissima costruzione. I gesuiti lo utilizzarono come Seminario per circa due secoli, a partire dal 1627, per accogliere i seminaristi. La soppressione dell’ordine dei gesuiti, alla fine del ‘700, unitamente alle innovazioni nel sistema scolastico e amministrativo, trasformarono il Convento da seminario religioso a Collegio dello Stato riservato alla borghesia. Nel 1970 circa il Collegio Nazionale Canopoleno, vista l’impossibilità di poter restaurare dell’edificio sempre più degradato, si trasferì nella nuova sede.